Invece

Buongiorno,

Nonostante tutta la positività e la buona volontà,inizio ad accumulare qualche piccola ansia che cerco di liberare concedendomi qualche minuto per scrivere.

Questo è quello che è venuto fuori,ma per riacquistare serenità dovrei probabilmente scrivere un libro intero! Buona giornata,

Celestina

Vorrei avere luce, dentro
Essere un mare calmo,
un giardino all’inglese o
Il profilo perfetto di una statua

Invece

Sono un torrente disordinato
che schizza parole addosso a bagnanti appisolati al sole
Sono un prato incolto, con i denti di leone che abbracciano le ortiche
Sono una vecchia statuina,
abbandonata in una scatola, sbeccata e scolorita

Ho le nuvole gonfie di pioggia, dentro
Un vento che soffia e scuote i capelli e i pensieri
Un insieme di grigi che scivolano in angoli neri
Un rincorrersi di correnti fredde
Un ammucchiarsi di polvere ad ogni scalino
Un senso di fastidio per una mattinata di sole trasformata in un pomeriggio uggioso.

Arriva la pioggia, dentro
Sento il suo odore ricoprirmi la pelle
I sogni rintanarsi sotto coperta
I desideri aprire gli ombrelli
I progetti ripararsi sotto portici di scuse

Arriva la pioggia.
Cammino nel mio presente
Interrogando il cielo
“Tornerà il sole?”

Sì, torna sempre.
Con il suo tempo,
non appena la pioggia avrà nutrito l’anima.
Quando il dolore si placherà,
guarderò il cielo
e non importerà il meteo,
dentro sarà di nuovo
sereno.

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“Mi sono avvicinata a te”

Buongiorno,

L’insonnia non porta solo la stanchezza che mi trascino dietro in questa piovosa mattinata, ma anche l’ispirazione per qualche breve racconto. Quindi, per non rendere del tutto inutili le poche ore di sonno, condivido con voi queste poche righe.

Spero,come sempre, vi piacciano

Celestina

Mi sono avvicinata a te in punta di piedi, piano piano, e ti ho donato il mio cuore.
In un abbraccio, in un istante durato qualche mese, ti ho regalato ogni mia sfumatura.
Ho imparato a riconoscere il tuo modo di respirare, di ridere, di masticare e anche a dormire sentendoti russare.
Mi sono avvicinata a te con gli occhi spalancati, incuriositi e colmi di luce e ti ho donato tutta la mia gioia.
In un bacio, in settimane di dolcezza, ti ho segnalato ogni mio spigolo.
Ho accarezzato il tuo carattere, mi ci sono graffiata e poi ho imparato come prenderti per non farti (e non farci) male.
Mi sono avvicinata a te con il cuore in gola e la speranza che brillava in un sorriso.
Mi sono unita al tuo corpo e ho riposato, finalmente, nella certezza dell’amore.
Mi sono avvicinata a te, con delicatezza e decisione, e ti ho mostrato il cuore.

Tu lo hai accarezzato,protetto, cullato e venerato
Fino a quando, distratto,l’hai lasciato cadere.

Mi sono trovata a terra, distrutta come i cocci della mia anima.

Ti ho guardato, indifferente e sereno, proseguire come se tutto fosse ancora intatto.

Mi sono avvicinata, tremante, ai frammenti del mio cuore.
Li ho raccolti, riordinati, rattoppati e mi sono rimessa in cammino.

Mi sono riavvicinata a te con il mio cuore stretto bene al petto. No, quello è solo mio.
Ti ho donato un’ombra e ne sei stato felice.
L’hai amata,venerata, le hai donato tutto te stesso.
Ma di nuovo, distrattamente, l’hai fatta cadere.

Ti ho guardato avvicinarti a quei cocci e cercare di recuperarli. Ho visto la tua idea di amore frantumarsi fra le tue dita tremanti e i tuoi occhi chiedermi cosa fare.

Mi sono avvicinata, ti ho accarezzato la testa e, con un bacio, ho aperto una finestra sul mio cuore.
L’hai riconosciuto e,felice, mi hai preso la mano pronto a ripartire.

Ma quando ti sei avvicinato a me, mostrando tutto quello che eri pronto a darmi, era ormai tardi.
Ho stretto in un abbraccio ogni tuo pezzo e,poi, tenendo al sicuro i miei, me ne sono andata.

Paura e forza

Buongiorno a tutti,

Ho appena scritto, senza sollevare la testa dallo schermo del cellulare e senza pensare davvero a cosa stessi scrivendo, qualcosa che è uscito denso e pregno dei pensieri degli ultimi giorni.

Mi trovo ad aver segnato sul calendario una data importante, ad avere la certezza di quando mi dovrò mettere alla prova e, quindi, a sentire la solita paura di fallire. Questa volta, però, sento una forza nuova crescere e combattere l’ansia: una leggera consapevolezza o,meglio, la voglia di farcela. Per quanto sia difficile e quasi impossibile, voglio giocarmela e non farmi abbattere dalla paura.

Ecco allora,dopo questa premessa,le righe che ho scritto. Spero possano aiutare chiunque si trovi in una situazione simile.

Celestina

Un gradino alla volta.
Un piccolo passo dopo l’altro
Portando sulle spalle pesi antichi, carichi superflui e cumuli di paure sempre nuove e simili

Inciampare
Cadere
Sbagliare

Fallire .

Un gradino alla volta
Un paragrafo dopo l’altro
Tenendo come fumo tra le dita
nozioni universitarie, letture giurisprudenziali e teorie sempre nuove e diverse

Dimenticare
Confondere
Errare

Fallire

Le paure non mancano mai.
Eppure continuiamo, cocciuti e curvi su questi fogli
A cercare di respirare e capire
il nucleo di ciò che ci siamo ritrovati ad amare.

Un gradino alla volta.
Un passo dopo l’altro
Verso il banco
Davanti al foglio
A cercare di dimenticare l’ansia
di anni
E a tenere fuori quella paura così grande e quella certezza quasi scontata:

Che può capitare, nonostante tutto l’impegno e l’ardore
di fallire.

Però poi, in caso, sarà dovuto
a tutto questo nostro impegno
Ricominciare

La mia Anna

Buongiorno,

Oggi voglio condividere con voi qualcosa di “speciale”: una pagina, o meglio, una bozza di una pagina del libro che da un anno mi chiede di essere scritto e che, da un anno, sa che prima ci sono gli impegni “lavorativi”, poi c’è Margottina e, alla fine, verrà anche il suo tempo.

Non so bene perché sono spinta dalla voglia di condividere con voi questo frammento, forse perché mi è venuto in mente stanotte e ho deciso di appuntarlo. A questo punto, visto che può essere estrapolato, perché non condividerlo?

Ecco a voi, allora, un breve momento con Anna, mia fragile e meravigliosa protagonista.

Anna si trova, di nuovo, stesa a terra.
Sente sul volto la fastidiosa sensazione delle lacrime ormai secche e il mal di testa pulsare violento nelle tempie.
Si trovava sempre così, Anna. Stesa sul pavimento.
Si sente un po’ un cliché, buttata a terra come in qualche serie TV. Eppure questa abitudine le appartiene da ben prima della sua passione per i telefilm.
Immobile, cerca di concentrarsi sulla prima volta di quella sua routine del dolore. Quando aveva scoperto la pace della resa nel freddo delle mattonelle?
Lentamente la memoria le restutuisce l’odore della cameretta in cui è cresciuta, la penombra di una domenica sera e i suoni offuscati della famiglia che si muove nel resto della casa. Sente la condanna della porta chiusa e l’angoscia di quella paura, allora nuova, che la avvolge.
Ricorda,rivive, quelle lacrime amare e arrabbiate, il corpo scosso dai singhiozzi e il dolore della pelle che si squarcia nella sua disperazione.
Sente la marea dei dolori antichi lambirle la bocca.
Un miagolio.
La memoria si disperde e la sua vista prende presa sulla realtà.
Riconosce l’odore di casa,il silenzio meraviglioso del suo presente e la luce offuscante di questo pomeriggio.
Rupert, appollaiato davanti alla finestra, cerca di attirare l’attenzione di un piccione grasso che,indifferente, razzola per il cortile.
Il mal di testa è ancora lì, pulsante, ma lei si costringe a tenere gli occhi aperti, fissi sul suo gattone arancione.
Riconosce la differenza fra il dolore degli anni passati e quello presente e si sente un po’ più tranquilla.
È cambiato il pavimento, è cambiata la casa, sono cambiati i suoni. Più di tutto, a renderla così calma è la consapevolezza che sia mutata la luce in cui si arrende e, soprattutto, l’orizzonte cui si aggrappa il suo sguardo prima di socchiudersi.
“Hai ragione, Rupert, quel piccione è proprio maleducato a non venire a giocare con te!” Sussurra
E si addormenta. Serena.

Popcorn

Buongiorno,

Purtroppo le mie apparizioni su questo spazio a me così caro sono sempre fugaci ma,anche se con pochi racconti, voglio continuare a tenerlo in vita in attesa di periodi più tranquilli in cui scrivere quanto voglio e soprattutto quanto ne ho bisogno.

Intanto, eccovi questo piccolo ritaglio che, come sempre, spero vi piaccia.

Buona giornata,

Celestina

– Popcorn –

Il problema è stato solo uno: per me sei diventato quotidianità.
I miei ritmi si sono adeguati a te.
I risvegli avevano il tuo profumo o,quando eravamo lontani, il suono della tua voce.
Le corse verso l’ufficio erano una parentesi in cui raccontarti le cose da fare durante la giornata.
La sera, poi, chiusa la porta di casa, si apriva il nostro tempo.
Preparavamo la cena chiacchierando di cose sciocche e ridendo per qualche battuta, cenavamo sfiorandoci e poi ci buttavamo abbracciati sul divano, per coccolarci mangiando popcorn davanti a un serie TV.
Tutto di me sì e rimodulato sul tuo modo di muoverti: il mio sguardo sul mondo ha cambiato prospettiva, appoggiandosi al tuo profilo e i “miei” progetti sono diventati “nostri”.
È accaduto questo.
Ed è stato un errore.
Perché poi, rientrando una sera, ho sentito il vuoto di qualche parola in meno,il gelo di un sorriso mancato e il silenzio seguire ad un mio racconto frivolo.
Purtroppo io, così abituata alla tua presenza, non sono stata in grado di fare finta di non aver notato la tua assenza.
Non ti ho guardato svanire piano.
Non ti ho concesso il lusso di abituarti alla lontananza, più che fra i nostri corpi, fra le nostre anime.
Non ti ho permesso di togliermi piano piano qualcosa che per me era fondamentale.
È stato per quel mio sciocco errore che te ne sei andato. È stato perché ho preteso che il mio mondo continuasse così,con te dentro.

Ora mi sveglio in silenzio,con il profumo delle lenzuola a coccolarmi.
Mentre vado al lavoro ascolto un audiolibro, a cena recupero le serie TV lasciate indietro per anni e dopo cena, sul divano, leggo uno di quei libri ai quali ho fatto prendere troppa polvere sul comodino.
Sto bene.
Sono felice, lo ripeto a tutti e ci credo sempre di più.

Solo che oggi, dopo mesi di ritrovata serenità, tra i cuscini del divano ho trovato un popcorn.

È stato un attimo.
Ho risentito il suono buffo della tua risata e il tuo modo dolce di chiamarmi per chiedermi di starti più vicino.
È stato un attimo.
Una lacrima, un momento di malinconia.
Poi è scoppiato tutto, come quel chicco di mais che, ormai stantio, ho gettato nel cestino.

Era una domenica pomeriggio

Buongiorno,

Ad un orario insolito, apro questa pagina per condividere ciò che l’insonnia mi ha permesso di scrivere.

Come sempre, tengo la struttura originale delle righe scritte, senza iniziare a limare e modificare per raggiungere la “perfezione”. Continuo a credere che certe cose vadano fatte leggere grezze come sono nate.

Buona giornata,

Celestina

Era una domenica pomeriggio quando ti ho perso.
Non so come, ma la tua mano è scivolata dalla mia e non sono più riuscita ad afferrare le tue dita.
Ricordo ancora lo sforzo che ho fatto per riaggrapparmi ai tuoi polpastrelli,trovando solo aria a bloccarmi la strada.
Stavamo passeggiando mano nella mano, quando il vuoto mi ha sorpresa.
Non so quando,in quella domenica pomeriggio, tu ti sia staccato da me.
Non ne conosco il motivo e non ho neppure le forze per indagare.
So solo che nulla,da quel momento in poi, ha più rimesso i miei passi in linea con i tuoi.

Era una domenica pomeriggio, quando sono rimasta indietro.
In una passeggiata che è diventata una gara ho subito arrancato, perdendo in partenza.
Mi sono abituata alla tua nuca, a riconoscere la sagoma delle tue spalle e ho piano piano dimenticato la forma del tuo sorriso.

Era una domenica pomeriggio,quando sono rimasta sola, quando ho ricominciato a fare affidamento solo sulle mie forze e a smettere di chiedermi con curiosità quando avresti telefonato.

Era una domenica pomeriggio e me ne sto accorgendo solo adesso.
Ora che sto seduta su questa panchina ad aspettare e sperare nell’arrivo di qualcuno di cui conosco tutto, ma non riesco a ricordare il colore degli occhi.

Vanità

Buongiorno,

In uno dei miei momenti di ispirazione,ho scritto la manciata di righe che ora vorrei condividere con voi. Sono abbastanza contenta del risultato perché non ho sentito il bisogno di rimettere mano allo scritto iniziale.

Spero, come sempre, che il mio racconto vi piaccia

Celestina

Prendi le mie caviglie
Strofinale fino a farle diventare esili ed eleganti

Prendi le mie gambe
Assottigliare, sfinale, dai loro una forma definita e tonica.

Ora sali fino al mio sedere
Riducilo, piallalo, levigalo come fosse marmo e rendilo tondo e perfetto.

Adesso accarezza i miei fianchi,
Modellali così da farli essere femminili ma non troppo ampi, seducenti quanto basta.

Sfiora la mia pancia
Definisci gli addominali, ridisegna l’ombelico e tira la pelle come fosse un tamburo.

Agguanta il mio seno
Dagli volume, arrotondalo, rendilo simmetrico e abbondante, ma non cadente.

Prendi le mie braccia,
accarezzale fino a quando saranno affusolate ed eleganti.

Toccami le mani
Ridisegnale a tuo piacimento e rendile femminili ed eccitanti.

Adesso bacia le mie spalle e il mio collo
Convincili a stare sempre dritti e composti, come fossi una ballerina di danza classica.

Ci sei riuscito?

Manca solo il volto.
Dimmi che forma dovrebbero avere le mie labbra, come dovrei portare i capelli, se il disegno delle sopracciglia è elegante e se le guance siano abbastanza magre.
Come avessi una matita, ridisegna la forma della mia mandibola, del mio naso e delle mie orecchie.

Ora fermati.
Guarda l’opera d’arte che hai creato.
Gongola nel vedere come hai trasformato una ragazza normale in una ragazza perfetta.

Sei felice?

Mancano gli occhi, certo.
Ma quelli non te li lascio toccare.
Mi servono per osservare il tuo lento lavoro di restauro del mio corpo, il tuo affanno e il tuo piacere

Mi restano solo gli occhi, certo.

Ma con quelli posso sorridere alla fine del tuo operare e, con un guizzo di nuova libertà, andarmene
Ti lascio lì, sorpreso nella solitudine, con in mano solo una bozza di banale
vanità.