Flusso di coscienza di inizio autunno

Buonasera,

Finalmente è arrivato il primo vento fresco e possiamo iniziare ad immergere i nostri pensieri nell’autunno.
Il “cambio armadio” incombe e i maglioni e le sciarpe iniziano a strizzarci l’occhio dal loro ripiano. Ancora qualche settimana e poi i nostri corpi saranno felicemente avvolti da strati caldi e morbidi.
Il nostro corpo, finalmente, ricomincerà ad essere solo nostro.
Le fotografie in costume o con pantaloncini e magliette verranno rimandate alla prossima estate e così pure gli sguardi invidiosi alle pagine social degli altri. Delle altre, soprattutto.
Con questa settimana si mette in pausa lo studio del centimetro, l’analisi della grana della pelle, la caccia alla ritenzione idrica e la straziante estirpazione dell’ultimo invisibile pelo superfluo.
Il corpo degli altri, finalmente, tornerà ad essere esclusivamente loro.
Non avremo più sederi tonici per colazione, addominali scolpiti all’ora del tè e sensi di colpa per quel piatto di pasta che ci stiamo gustando dopo una lunga giornata.
Basta
Per qualche mese si torna alla normalità.
Si farà attività fisica per il gusto di farla.
Sì mangerà sano perché ci si vuole bene.
Ci si spoglierà per essere ammirati e amati e non giudicati.
Eppure le fatiche dell’estate sono ancora sulla pelle, al posto dell’abbronzatura.
Il giudizio, la critica, il senso di insoddisfazione per il nostro corpo è ancora qua.
“Ti basterebbe perdere due chili, tre, quattro. Cosa vuoi che sia.”
“Ti basterebbe togliere questo, aggiungere quello e saresti perfetto.”
Basterebbe per cosa?
Per farsi invidiare da chi non ha avuto modo, tempo,voglia, di fissarsi sui chili?
Per farsi desiderare da chi sceglie un compagno o una compagna in base “al tipo”, alla forma, alla percentuale di massa magra?
Per guardarsi allo specchio e vedersi più magro?
È questo ciò di cui abbiamo bisogno?

Dovremmo smetterla di guardarci, giudicarci, criticarci per la forma del nostro corpo.
Dovremmo amarlo ed esaltarlo, curarlo e capirlo.
Dovremmo trasformarlo da copertina per la nostra vacuità a tempio che esalti la nostra luce.

Passiamo il tempo a giudicare le gambe troppo grosse, le braccia poco esili, la pancia troppo flaccida, il viso troppo pieno, dimenticandoci cosa siano davvero.
Sotto questa ritenzione idrica ci sono i muscoli che mi hanno portata oltre alle mie paure.
Queste braccia poco femminili mi hanno tenuta su quando credevo di scivolare
La mia pancia, non perfettamente piatta, ha vibrato forte sotto a risate che ricorderò per sempre.
E questo viso, decisamente non smunto, mi ha permesso di esprimere, dal sorriso allo sguardo, tutta la felicità e la gratitudine che,dopo un lungo percorso ricco di ombre, provo in questi mesi di luce.

La strada continua, arriverà un’estate in cui spero di non invidiare più corpi e pose, in cui mettere gli scarponi ai piedi e chiedere a questo corpo, che amerò sempre di più, di portarmi un pochino più su, ancora un po’ più in là.

Celestina

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Anita e Mario, l’ispirazione

Buongiorno,

Il rientro alla mia routine sta andando molto bene:lavoro, studio,continuo a dedicare qualche piccolo angolo di tempo a Margottina e ho tantissima voglia di dedicarmi a brevissime storie.

Ieri sera, mentre leggevo le prime pagine del nuovo libro che ho sul comodino (Stoner di John Williams), ho immaginato il rumore di un paio di pantofole che si muovono,lente, sul parquet. Con mia grande gioia, ho dovuto chiudere il libro e cercare una fotografia sotto alla quale scrivere, come didascalia, la storia che avevo in mente.

Come accade spesso, parlo d’amore, ma questa volta con una sensazione diversa sulle dita.

Non posso proprio evitare di condividere con voi, quindi, la storia di Anita e Mario, sperando vi faccia sorridere.

Buona giornata,

Celestina

Si avvicinò al piano cottura, sentendo le ginocchia dolere come quando sta per arrivare un temporale
-Devo ricordarmi di far entrare le gatte prima che si prendano una bella pioggia- borbottò mettendo il pentolino sul fuoco.
Aspettando che il liquido diventasse caldo, si voltò a guardarla.
Quanto era bella.
Anita si era appisolata sulla sua poltrona. Aveva gli occhiali in bilico sul naso e un libro ancora aperto sulle ginocchia.
Alcuni ciuffi di capelli erano scivolati dallo chignon bianco e le sue labbra erano corrucciate come se si fosse addormentata pensando a qualcosa di complicato.
Sospirò sereno ed una smorfia compiaciuta distese le sue rughe: aveva scelto proprio la ragazza più bella di tutte.
Come gli piaceva fare spesso, ormai che era “davvero vecchio”, ripensò a quando l’aveva conosciuta e aveva deciso, senza alcun dubbio, che lei sarebbe stata sua.
Ricordò la prima notte che passarono abbracciati e si ripresentarono alla sua memoria tante altre trascorse insieme.
Rise, piano per non svegliarla, al ricordo di quella sera in cui bevvero troppo vino e finirono distesi sul pavimento a ridere.
Ripensò alla loro prima estate, al loro primo Natale, all’acquisto della loro prima cucina, al loro primo salotto e a quella poltrona che lei aveva tanto voluto.
Pensò ai figli, ormai adulti, e ai nipoti, ormai grandi, e a come si sorprendeva ogni volta nel vederla sempre gioiosa e vitale in mezzo ai bambini.
Ah, come erano stati felici insieme.
Il profumo lo fece voltare e,mentre versava il liquido nelle tazze, il timer suonò.
-Ah!- strillò lei svegliandosi -Mario,che succede?-
-Vieni qua, tesoro.- le disse sorridendo- la tua tazza di brodo caldo è pronta.-
-Ad agosto?- chiese lei con gli occhi felici
Lui la guardò, sentendo il petto riempirsi della stessa sensazione dolce che lo accompagnava ormai da decenni
-Certo,tesoro mio, come piace a noi.-
Si sedettero, tenendosi le mani rugose.
Si guardarono ,oltre i bordi delle loro tazze fumanti, con lo sguardo complice di chi sa quanto possa parlare d’amore una tazza di brodo, ad agosto.

Un mese dopo

Buonasera,

dopo un mese di assenza mi siedo davanti al computer in questa domenica sera già autunnale.
Un mese fa sono iniziate le mie ferie e, circa tre settimane fa, le mie vacanze.
Mi ero ripromessa di scrivere molto, sia online che offline, ma non l’ho fatto.
Vi dirò, sono contenta così.
Sono arrivata ai primi giorni di agosto con addosso tanta tanta stanchezza e con la mente piena e rallentata. Il primo giorno di ferie mi sono resa conto che mi sentivo come se non avessi preso davvero fiato nell’ultimo anno o due.
Ho studiato quanto avevo voglia (che, stranamente, vuol dire più del solito), ho letto qualche pagina di qualche libro (senza,purtroppo, riuscire a trovare qualcosa che mi prendesse, segno della mia effettiva stanchezza), ho scritto un paio di capitoli di Margottina (pregustando la fine del libro entro agosto) e ho aspettato che arrivasse la settimana successiva.
Sono partita per le vacanze carica di gioia, di aspettative e davvero felice all’idea di ciò che mi avrebbe aspettata.
Quest’anno, per una serie di meravigliose e fortunate coincidenze, ho trascorso due settimane in montagna, nel Veneto, ed una sempre in montagna, in Valle d’Aosta.
Questi giorni mi hanno dato ciò di cui avevo bisogno: tenerezza, riposo, studio al sole, freschezza, allegria, avventura,cibo, qualche stella cadente e ispirazione.
Già, l’ispirazione è stata tantissima.
Nonostante questo, però, ho deciso di fare una vacanza detox: pochissimo cellulare (usato solo per le foto e per le comunicazioni importanti, rimandando un sacco di risposte che arriveranno insieme alle mie scuse), pochissimi accessi sui social e quasi nessun contatto con il computer.
Nonostante ciò mi abbia impedito di concludere il libro e tenere aggiornato il blog (avrei avuto tantissime cose da raccontare), mi ha permesso di godere fino in fondo dell’atmosfera della montagna, della compagnia e di fare quel bel lavoro di introspezione che a me piace tanto ma dal quale sono sempre troppo distratta.
Ora, quindi, cercherò di recuperare alcune delle cose che avrei voluto raccontarvi, concederò a Margottina il tempo che le spetta e farò di tutto per tenere questa energia positiva, questa luce e tutto questo ossigeno accumulati con me, almeno fino a Natale.

Ho tantissimi progetti, tanta voglia di lavorare sodo e, vi dirò, anche se essere tornata a Pavia ha i suoi aspetti negativi, tanta voglia di immergermi nella mia routine con positività.

A presto,
Spero che anche il vostro rientro sia positivo,

Celestina

Cambio di prospettiva

Buongiorno,

Oggi ho provato a cambiare prospettiva e a immedesimarmi in un ragazzo. Questa volta, invece di dare voce alle insicurezze di una ragazza, vorrei provare a dare forma a quelle di un ragazzo.

Ovviamente non so quanto io abbia potuto rendere l’idea, visto che sono solo una spettatrice esterna di tante (troppe) storie, ma ci ho provato.

Buona serata,

Celestina

Lei mi guarda con quegli occhioni così dolci e io sento le mie orecchie diventare rosse e bollenti, costringendomi a voltare lo sguardo.
So che potrei- dovrei- provare a parlarle, ma non ci riesco.
La mia voce s’inceppa e inciampa nel nodo in gola che, inevitabilmente, compare.
Ogni tanto mi chiedo da dove esca tutta questa insicurezza.
Ogni volta mi rispondo con uno sguardo triste al mio passato.
Perché non è facile, non è assolutamente facile, arrivare ad essere uomo con tutte le ossa intatte.
Sei troppo cicciottello,con i brufoli e quei baffetti timidi e ridicoli che nessuno ti ha ancora detto di tagliare. Ma tu non lo sai, sei ancora bambino, quindi li mostri con l’orgoglio con cui vorresti urlare che stai diventando grande.
Le ragazze,loro, in un’estate si sentono adulte e con tutta la cattiveria dell’adolescenza, calpestano la tua pubertà.
Ti torturano con la spensieratezza con cui prendono una cotta per il ragazzo più grande.
Ti feriscono, con le risatine acute che svelano la loro infantile superficialità.
E allora ci provi e dimagrisci, ma i brufoli restano nonostante la peluria inizi a sembrare barba e tu continui a non essere grande.
Scrivi poesie, disegni, suoni la chitarra, leggi un sacco di libri e scopri che ognuna di queste tue passioni alla fine è solo oggetto di derisione.
Sfigato, ti dicono.
Checca, ti dicono.
Nessuno ti vorrà,ti dicono.
Nessuno mi vorrà, ti ripeti.
E ti convinci, estate dopo estate, di essere fatto tutto sbagliato.
Ma in qualche modo ne esci, sai.
Perché le ragazzine non sono tutte cattive e gli amici non sono tutti copie dell’idolo del momento.
E diventi grande,alla fine.
Ma non hai i muscoli, continui a scrivere poesie e accarezzi la tua anima come dovresti fare con la tua pettinatura alla moda.
Ti stanno convincendo che alla fine sia davvero tutto sbagliato, in te.
Dalla forma del viso, alla voce, al modo di camminare e vestire.
Ti stanno convincendo che alla fine sia tutto da odiare, in te.
Anche chi ti aveva sussurrato parole d’amore, ha spezzato quelle poche certezze costruite fra baci e carezze.
Così esci dall’adolescenza ed entri nel mondo dei grandi spaventato, tremante e ferito.
Conosci i tuoi sogni, sei geloso delle tue ultime briciole di individualità, eppure ormai ti sei arreso.
E allora provi ad andare in palestra.
Allora provi a camminare come “loro”.
Allora provi a parlare, gesticolare, pensare e sentire come “un uomo deve fare”
Ma la tua anima muore.

Fino a quando, dall’altro lato della sala, un paio di occhi grandi e luminosi ti guarda e ti trafigge.
Sposti lo sguardo, ti senti arrossire.
Sei sbagliato, ti dici.
Non sei all’altezza, ti dici.

È questo quello che sono, un ragazzo con le ossa rotte, con chili di stereotipi che abbassano le spalle ed anni di insicurezze che mi tengono fermo qua.
Non posso neppure provare a parlarle, mi dico.

Poi alzò lo sguardo e lei è lì, con quegli occhi enormi che brillano così tanto da accarezzare la mia anima.
Stringo i denti, li guardo.

Ciao, mi dicono.
Sei diverso, mi dicono.

Tremo, sentendo che di nuovo mi sentirò sbagliato. Ma non abbasso lo sguardo, non ancora.

Finalmente, mi dicono. E sorridono.

Flusso di coscienza davanti ad un bicchiere di vino rosso

Buongiorno,

Ieri sera, poco prima di andare a dormire, mi è venuto in mente un pensiero o,meglio, un’immagine. Continuavo a pensare a questa donna che sta seduta ad un tavolo, durante una cena, e nonostante l’umore generale sia allegro, sembri profondamente triste.

Complice una vecchia foto che ho scattato ad un bicchiere di vino durante una cena al Blue Note di non so quanti mesi fa, ho scritto una didascalia che potesse darle voce.

Quindi, ecco qua un piccolo frammento del flusso di coscienza che, secondo me, potrebbe appartenere a quella donna.

Buona giornata,

Celestina

Certo, avrei dovuto immaginarlo.
Quando ti ho visto per la prima volta,avrei dovuto sapere che alla fine mi sarei ritrovata a questo punto.
Anzi,no.
Non la prima volta che ti ho visto.
Allora avevo solo notato quanto fossi carino e avevo avuto quella stupida voglia di conoscerti, anche a costo di sembrare una ragazzina.
Avrei dovuto immaginare questo epilogo la prima volta che mi hai sorriso, quando ho sentito qualcosa infrangersi dentro di me.
Avrei dovuto sospettarlo quando mi hai baciata e io sono rimasta imbambolata a sorriderti.
Avrei dovuto assecondare il dubbio che mi è venuto la prima volta che ho visto come hai guardato una ragazza che non fossi io.
Avrei dovuto averne la certezza quando ho sentito quanto mi faceva male aspettare una tua telefonata.
Avrei semplicemente dovuto credere alle statistiche.
L’amore non esiste o,almeno, non dura.

Invece ho creduto alle parole, alle canzoni, alle risate, alla musica che ti facevo ascoltare in auto,ai film guardati sul divano, ai baci, agli abbracci, ai “mi manchi”, ai “sei bellissima”, ai “voglio solo te”.
Invece ho creduto alle gambe che tremavano la prima volta che ti ho visto scendere da un treno, al sorriso che avevi quando ti sei svegliato accanto a me la prima mattina, al modo in cui mi sono sentita capita, compresa e amata.
Invece ho creduto all’amore.

Ed è proprio l’amore che mi porta qua,stasera.
Ad un tavolo con un gruppo troppo caotico che non si accorge delle lacrime che tengo strette in gola.
Ad una cena che sarebbe dovuta essere per te, per noi.
Ad un bicchiere di vino che brucia quelle lacrime e mi permette di sorridere e che invece avrebbe dovuto scandire un nostro brindisi.
Ed è l’amore che mi porta qua, stasera.
L’amore.
Cercato, trovato, conquistato, afferrato e, alla fine, smarrito.

Chi sono.

Buongiorno,

mi siedo davanti a questo computer con la voglia di scrivere un articolo che non so bene ancora cosa sarà. Potrebbe essere uno scarabocchio a matita di una parte di me, uno sfogo, una presentazione, una pagina di diario. Ancora non lo so.
Quindi, come faccio quando voglio esprimere qualcosa ma non riesco a trovare la forma giusta, parlo –scrivo, in questo caso- con il cuore esposto senza sapere dove tutto questo mi porterà.
Mi chiamo Celestina, ho 28 anni, una laurea, un diploma post-universitario, lavoro e studio per provare ad avvicinarmi ad un obiettivo grande e luminoso ma che fa anche molta paura. Ho un gatto, amo leggere, cucinare, mangiare, ridere, ascoltare, parlare, ballare, fare yoga, andare in bici e provare a meditare.
Poi, oltre a tutto questo, sotto a tutto questo, scrivo. Amo scrivere. Sono una scrittrice?
No.
Sì.
Sì che lo sono, caspita, scrivo!
– Ah, che cosa carina- dicono alcuni adulti
– WOW- dicono i bambini.
I primi, mi vedono come una ragazzina che appunta quattro storie su un diario e poi va in giro a dire che “fa la scrittrice”, i secondi, mi vedono come un’eroina.
Ma, caspita, non sono nessuna delle due.
Per essere chiara: non credo di essere una Scrittrice con la S maiuscola, una di quelle la cui presenza è essenziale in ogni biblioteca e i cui scritti andrebbero mostrati ai giovani che vogliono trovare il proprio stile, ma non sono neppure qualcuno da guardare con quello sguardo (un po’ quello degli adulti, quando sei bambino e non vogliono dirti che il tuo disegno-o la tua poesia- non è bello, ma non vogliono neppure incitarti a continuare). Non sono ancora uno dei nomi che occupa gli scaffali delle librerie, ma sono proprio sicura che non potrò mai esserlo?
Sinceramente, no.
Ma una cosa è certa, su qualche libreria il mio nome sta bello dritto, steso sul dorso di un bellissimo libro. Certo, parliamo di “solo” qualche centinaio di case, ma ve la sentite davvero di dirmi che non è abbastanza? Qua, insomma, sta il punto: per me anche solo un bambino è tutto. Non sono J.K.Rowling, Rodari, Collodi o Dahl, ma la mia Margottina è davvero meno interessante, avvincente e coinvolgente di tanti altri personaggi che meritano un posto in libreria?
Direi proprio di no.
Ne sono convinta.
Forse sto rischiando di sembrare un pochino troppo sicura di me ma vi assicuro che non è così.
Quando ho pubblicato “Le incredibili avventure di Margottina. Il caso della zampata selvaggia” , il mio intento era semplicemente quello di vedere su carta un progetto al quale avevo lavorato per qualche mese e che aveva trovato la conclusione proprio pochi giorni prima che la mia dolce Margot mi lasciasse.
Quando mi è arrivato a casa il pacco con le poche decine di copie stampate, io le ho viste solo come un grande grazie ad uno degli esseri viventi più importanti della mia vita. Non immaginavo quello che sarebbe accaduto dopo.
Ma è accaduto.
Margottina è piaciuta ai bambini che hanno iniziato a prestarsi il libro. Il libro è arrivato nelle mani di qualche adulto che ha deciso di darmi spazio ed ecco che ho scoperto una delle cose che mi piacciono di più in assoluto: leggere la mia storia, raccontare di Margottina, ai bambini.
Perchè, qua veniamo al secondo tipo di reazione al  mio definirmi scrittrice, loro non mi vedono come una ragazzina che gioca a scrivere storie, ma come una ragazza (sì, dai, forse ancora non mi vedono come una adulta) che ha costruito un personaggio, gli ha dato voce, ha creato un ambiente e poi ha lasciato che vi ci si muovesse all’interno. Loro non vedono il mio libro come un “self publishing “, ma per quello che è: una storia, una bella storia. Da leggere e da raccontare.
Centinaia di bambini, di tutte le età, sono stati seduti davanti a me e hanno ascoltato quello che io e Margottina avevamo da raccontare. Si sono posti delle domande, mi hanno raccontato il loro punto di vista e poi sono tornati a casa con un pezzo di me.
Ogni scuola che ho visitato ha ricevuto in regalo una copia del mio libro, così ognuno di loro ha avuto la possibilità di sfogliare quelle pagine, leggere le mie parole  e conoscere Margottina. Sapete, quindi,  cosa è successo?
Sono diventata una delle prime scrittrici il cui libro è stato letto da ognuno di quei bambini. Io mi ricordo ancora il momento esatto in cui ho letto alcuni passaggi dei libri che mi sono piaciuti di più quando ero alle scuole elementari. Voi? QUello che voglio dire è che alcuni di loro, forse, fra decine di anni si ricorderanno di lei, di quella cagnolona curiosa e dolce, di Margottina e delle sue avventure.
Quindi? Avete deciso da quale parte stare? Avete corretto o confermato la vostra prima reazione a quel mio “sono una scrittrice”?
Ovviamente io non posso saperlo, posso sperare, però, che la prossima volta che dovrete leggere un libro, vedere un film, acquistare un vestito, comprare un quadro o ascoltare una canzone, non sceglierete in base al nome, ma in base alla storia e, soprattutto, all’emozione che quello che avete davanti vi sta regalando.
Ora vi saluto e, in attesa che la scuola ricominci e che qualche altro adulto decida di credere in me facendomi leggere la mia storia ai bambini, vado a scrivere qualche nuovo capitolo: nonostante io rimandi da tanto tempo, Margottina sta vivendo ancora un sacco di avventure!
Buona giornata,
Celestina

Lunedì.

Buongiorno,

Oggi ho voglia di parlare dei lunedì, nonostante- e soprattutto- sia mercoledì.

A spingermi a farlo, è la mia tensione dell’ultimo anno ad un processo di ri-costruzione e di ricerca,prima, e stabilizzazione,poi, di un mio equilibrio. Ho affollato la mia agenda di “lunedì”, di propositi, di punti fermi disegnati su fogli e calendari. Ma solo attraverso un non facile (e assolutamente non terminato) processo di introspezione, ho raggiunto il punto in cui il “lunedì” può benissimo essere un mercoledì o, addirittura,una domenica.

Sembrerà banale, ma comprendere questa ovvietà è stato un po’ il giro di boa nella mia lotta alle giustificazioni inutili e alla procrastinazione.

Accettarsi, volersi bene e amarsi non meritano assolutamente il torto di essere rimandati. Anche se fa male,perché fa dannatamente male, demolire tutto ciò che di poco sano abbiamo accumulato e costruito nella nostra quotidianità.

Con la speranza che le mie parole arrivino a stimolare il vostro personalissimo “lunedì”, vi lascio questo mio pensiero.

Buona giornata,

Celestina

“Da lunedì”.
Ce lo diciamo un po’ troppo spesso,per posticipare il momento in cui passare dalla teoria dei nostri buoni propositi ai fatti incerti della nostra realtà.
Dopo, poi, in quel futuro abbastanza prossimo da assolverci, prenderemo in mano la nostra vita.
Chiuderemo il rapporto che ci porta solo lacrime e ci toglie il sonno.
Smetteremo quel vizio che lascia il sapore del disgusto sul palato.
Ricominceremo a leggere, aprendo i libri accumulati sulla mensola.
Faremo sport, o almeno una camminata a settimana.
Guarderemo poco la televisione, soprattutto meno programmi trash, che siamo stufi di avere il cervello sempre spento.
Studieremo intensamente,perché è giunto il momento di fare sul serio.
Chiameremo la nonna almeno una volta a settimana, perché ogni volta la sentiamo un po’ più lontana e sola.
Metteremo ordine nell’armadio e magari un po’ in tutta la casa.
Diremo grazie agli amici che ci ascoltano lamentarci di tutto, quando qualunque cosa sembra affossarci.
Mangeremo sano, senza zuccheri raffinati, con poco sale e tanta frutta e verdura.
Faremo un po’ di yoga e meditazione, per fare pace con il nostro corpo e con i nostri fantasmi.
Smetteremo di odiare la cellulite, la pancia o la calvizie, perché sono parte di noi come i nei e le rughe d’espressione.
Impareremo a dire “no”, “grazie”,”scusa”.

Insomma, da lunedì inizieremo tutto ciò che può portare ad un unico, bellissimo, risultato: amarci.

E se iniziassimo ora? Adesso? Se ci fermassimo, congelati in questo istante, e decidessimo di chiudere gli occhi un secondo? Possiamo farlo? Siamo in grado?
È il nostro “lunedì”, il nostro “dopo” che diventa adesso.
Ora, immediatamente.
È già sostanza del nostro presente.
Chiudiamo gli occhi, facciamo un bel respiro ed ecco: inizia.